Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha fatto il punto sulle recenti manifestazioni in Italia con annessi scontri e non solo.
Il diritto di manifestare non è in discussione, ma non può diventare un pretesto per compiere atti di violenza. È il messaggio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in un’intervista al Corriere della Sera è intervenuto sulle recenti mobilitazioni di piazza, con particolare riferimento al caso di Milano, e ha respinto le accuse di una stretta sulle proteste.

Piantedosi e il diritto a manifestare
Secondo Piantefosi, “il diritto di manifestare è parte integrante della vita democratica e sarà sempre garantito”, ha detto, indicando nelle frange organizzate il principale motivo di preoccupazione. Secondo il ministro, alcuni gruppi tenterebbero infatti di sfruttare i cortei per provocare scontri e disordini.
Il numero uno Ministero dell’Interno ha rivendicato l’attività preventiva delle forze dell’ordine, comprese perquisizioni e fermi, spiegando che gli interventi sono stati effettuati sulla base di elementi concreti e con il coordinamento dell’autorità giudiziaria. “Non è stata vietata alcuna mobilitazione”, ha sottolineato, ricordando che sono state consentite anche manifestazioni non preventivamente autorizzate. L’obiettivo, ha precisato, non è reprimere le opinioni, ma impedire la commissione di reati e tutelare la sicurezza collettiva. Da qui l’appello anche alle opposizioni affinché condannino chiaramente ogni episodio di violenza.
Sulle proteste legate al carovita e alla Manovra, il titolare del Viminale ha difeso l’operato del governo. Governare, ha osservato, significa stabilire priorità, assumersi responsabilità e confrontarsi con chi non condivide le decisioni. Tra gli elementi positivi dell’azione dell’esecutivo ha quindi citato l’aumento dell’occupazione, i bassi spread, la crescita del turismo e la diminuzione degli sbarchi e dei reati.
Il ministro ha affrontato anche le proteste degli autotrasportatori, riconoscendo le difficoltà della categoria, aggravate dalle tensioni internazionali. Piantedosi, allo stesso tempo, ha rivendicato però la necessità di bilanciare le rivendicazioni dei lavoratori con il diritto dei cittadini a usufruire dei servizi pubblici essenziali.
No scontro con magistrati
Infine, sul caso Youssef Siher, ha escluso errori investigativi o politici: il fermo sarebbe nato da un quadro indiziario rilevante, mentre la gip avrebbe assunto una decisione altrettanto legittima. Piantedosi ha difeso inoltre la libertà di espressione di politica e magistratura, invitando a mantenere il rispetto reciproco tra istituzioni anche in presenza di valutazioni differenti.